Scheda 508 - Milizia dell'Immacolata di Sicilia

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SK 508 - A p. Antonio Vivoda, Padova Fra Shanghai e Hong Kong sulla nave “Conte Rosso”, 12 IV 1933

Maria! Evviva l'Immacolata * Carissimo Padre!  Ecco sto nella nave che mi porta in Italia e dall'Italia devo andare in Polonia per il capitolo provinciale.  E poi... poi sarà questo che l'Immacolata stessa vorrà.  E sulla nave Le scrivo.  Grazie all'Immacolata, che fa così allargare il Suo “Cavaliere” nella lingua italiana1.  Quando vorrà Essa che venga anche qualche macchina tipografica ad Essa consacrata, o anche l'“Immacolato”, cioè un convento apposta per la causa di Essa, ad Essa consacrato?  È la cosa di Essa; può fare quando e come vuole2.  Grazie tante per il fascicolo dell'annata prima.  Si vede che l'Immacolata c'ha grandi piani riguardo al Suo “Cavaliere”.  Lei scrive: “È vero che non importa se la consacrazione totale porta o no in sé lo spirito della Milizia dell'Immacolata”.  La consacrazione all'Immacolata può essere più o meno perfetta, ma perché all'essenza della M.I. appartiene che la consacrazione (come dice la prima parte dell'atto di consacrazione) di se stesso sia illimitata, dunque ogni consacrazione in tanto partecipa dello spirito di M.I. in quanto più s'avvicina alla consacrazione illimitata, in quanto più è estesa e approfondita.  Non può dunque esistere una consacrazione che non partecipi dello spirito di M.I.  Riguardo alla perfetta divozione a Maria Ss. [insegnata dal Beato Grignion] di Montfort, senza dubbio è essa tutta secondo lo spirito di M.I. ed è proprio “secundum intentionem” del Beato Grignion stesso, ma se uno volesse cercare delle differenze (saranno, secondo la mente del Beato, non reali), se Lei guarderà bene l'atto di consacrazione (questo veramente nostro)  Lei troverà lì nella prima parte che ci consacriamo all'Immacolata “sicut res et proprietas”3. Ancora uno schiavo può dirsi che abbia qualche diritto umano, ma non “res”, “proprietas”.  E se poi gli altri troveranno delle espressioni che significheranno più ancora una sacrificazione, un'oblazione di se stesso, questi si avvicineranno ancora più allo spirito di M.I.  Sono belle le espressioni: servo, figlio, schiavo, res, proprietas; ma noi vorremmo di più, vorremo essere suoi senza nessuna limitazione, allora includendo tutte queste significazioni ed altre che si inventeranno o potrebbero ancora inventarsi. In una parola, essere di Essa, “Immaculatae”.  La divozione dunque insegnata dal B. Grignion è tutta nostra.  Riguardo poi alla difficoltà nel comporre i fini della M.I. colla totale oblazione di se stesso all'Immacolata, veda anche il nostro atto di consacrazione.  Dice lui nella prima parte: “ut me totum et totaliter tamquam rem et proprietatem Tuam assumere...”4.  Ecco l'illimitata (totum, totaliter) oblazione di sé.  E poi: “me cum omnibus potentiis animae et corporis, cum tota vita, morte et aeternitate mea, quidquid Tibi magis placet facere digneris”5.  Ecco il fine essenziale di M.I.  Ed a questo corrisponde nella pagella della M.I. le “Conditiones” o piuttosto la prima condizione, perché la seconda è soltanto un segno esterno dell'interna consacrazione illimitata.  Questo è l'essenza, condizione necessaria per appartenere a M.I., penso allo spirito di M.I. (benché non si avrebbe le indulgenze se non si inscrive).  Essendo così perfettamente d'Immacolata, facciamo il più possibile per la conversione e santificazione delle anime, perché è la stessa Immacolata, che fa per mezzo di noialtri.  In seconda parte dell'atto poi diciamo: “Utaris etiam, si hoc Tibi placet, me totum et totaliter ad hoc, quod de Te dictum est, etc...”, “ut in Tua immaculata et misericordissima manu aptum sim instrumentum, etc...”6.
Senza dubbio tutte le anime che hanno fatto qualche altro atto eroico possono bene fare l'atto del B. Grignion di Montfort, perché l'Immacolata certamente vuole tutto [ciò] che è buono, e se non fosse buono non vale nessun atto.  Anzi questi atti diventano allora molto più perfetti, perché diventano anche loro la proprietà dell'Immacolata ed Essa li eseguirà per noi molto più perfettamente, che potessimo farlo noi stessi.  Tutte le pratiche che servono per approfondire la conoscenza dell'Immacolata e uniscono più ad Essa sono molto desiderabili.  Nota ancora che nel “N.B.” alla fine della pagella si dice che: “Media habent solum vim consilii”7. Perché, benché siano una conseguenza della consacrazione totale, ma però non appartengono all'essenza.  L'essenza è esser di Essa illimitatamente.  Carissimo mio, quante bellezze in queste parole: “essere dell'Immacolata”.  Che cosa è l'Immacolata?  Chi lo capirà perfettamente?  Maria, Madre di Dio, l'Immacolata, anzi lo stesso “Immacolato Concepimento”, come ha voluto Essa stessa denominare Se stessa a Lourdes.  Che vuol dire “Madre” lo sappiamo, ma “di Dio” non lo possiamo capire colla ragione, colla testa finita; Iddio stesso soltanto lo sa perfettamente che vuol dire “l'Immacolata”?  “Immaculate Concepta” si capisce un po', ma “Immaculata Conceptio”8 è piena dei consolantissimi misteri.  Se l'Immacolata lo vorrà faremo un'Accademia Mariana per studiare, insegnare e pubblicare per tutto il mondo che cosa è l'Immacolata.  Un'Accademia magari col dottorato di Mariologia.  È questo un campo poco ancora conosciuto e così necessario per la vita pratica, per la conversione e santificazione delle anime.  Essa è di Dio.  È perfettamente di Dio, perfino da diventare quasi una parte della SS. Trinità, benché sia una creatura finita.  Anzi non soltanto è “ancilla”, “figlia”, “res”, “proprietas” etc. di Dio, ma anche Madre di Dio!...  Qui la testa gira... quasi sopra Iddio, come la madre è sopra i figli ed essi devono riverirla...  L'Immacolata Sposa dello Spirito Santo nel modo ineffabile...  Ha lo stesso Figlio col Padre Celeste. Che famiglia ineffabile?!...  E noi poi siamo Suoi, dell'Immacolata, illimitatamente Suoi, perfettissimamente Suoi, siamo quasi Essa stessa.  Essa per mezzo di noi ama il buon Dio.  Essa col nostro cuore povero ama il Suo divin Figliolo.  Noi diventiamo il mezzo per il quale l'Immacolata ama Gesù e Gesù, vedendo noi proprietà, quasi parte della Sua amantissima Madre, ama Essa in noi e per noi.  Che bellissimi misteri!...  Sappiamo dei ossessi, indemoniati, per i quali il diavolo pensava, parlava, agiva. Noi vogliamo essere così e più ancora illimitatamente ossessi da Essa, che Essa stessa pensi, parli, agisca per mezzo di noialtri.  Vogliamo essere fino a quel punto dell'Immacolata che non soltanto non rimanga niente in noi che non sia di Essa, ma che diventiamo quasi annientati in Essa, cambiati in Essa, transustanziati in Essa, che rimanga Essa stessa.  Che siamo cosi di Essa, come Essa è di Dio.  Essa è di Dio fino a diventare Sua Madre, e noi vogliamo diventar la madre che partorisca in tutti i cuori che sono e saranno l'Immacolata.  Ecco M.I., farla entrare in tutti i cuori, farla nascere in tutti i cuori, che Essa possa, entrando in questi cuori, presa la possessione quanto più perfetta di essi, partorire ivi il dolce Gesù, Dio, e farlo ivi grandire fino a perfetta età.  Che bella missione!...  È vero?...  Divinisatio hominis usque ad Deum-hominem per Dei-hominis Matrem9.    
[p. Massimiliano M. Kolbe]

Testo originale in lingua italiana.    

Nota 508.1 P. Antonio Vivoda era redattore de Il Cavaliere dell'Immacolata - cf. SK 354, nota 3.  
Nota 508.2 Il Centro Nazionale della M.I. per l'Italia negli anni 1942-1951 rimase a Padova, mentre dal 1951 ha sede a Roma: fino al 1965 presso la Curia Generale dell'Ordine dei Frati Minori Conventuali, quindi dal 1965 al 1972 presso la Cittadella dell'Immacolata nel quartiere EUR della capitale italiana e, dalla fine del 1972, nella ex-sede del collegio serafico internazionale dove p. Massimiliano aveva fatto gli studi filosofici e teologici (1912-1919).  
Nota 508.3 Come cosa e proprietà - P. Massimiliano richiama qui il contenuto essenziale dell'atto di consacrazione da lui composto a Roma nei primi tempi di vita della Milizia dell'Immacolata - se ne veda il testo in SK 37.  
Nota 508.4 Di volermi accettare tutto e completamente come cosa e proprietà tua.  
Nota 508.5 Di fare con me e con tutte le facoltà della mia anima e del mio corpo, con la mia vita, morte ed eternità, ci che più ti piace.  
Nota 508.6 Disponi pure, se vuoi, di tutto me stesso senza alcuna riserva, per compiere ci che è stato detto di te. Affinché nelle tue mani immacolate e misericordiosissime io divenga uno strumento utile.  
Nota 508.7 I mezzi sono solamente consigliati.  
Nota 508.8 Concepita senza peccato. Immacolata Concezione.  
Nota 508.9 La divinizzazione dell'uomo fino all'Uomo-Dio, attraverso la Madre dell'Uomo-Dio. Facilmente p. Massimiliano nel termine latino divinisatio traduce qui il corrispondente polacco Lubostwienie, che in italiano si può rendere sia con divinizzazione sia con elevazione o sublimazione. La presente lettera, il cui originale tutto manoscritto è conservato nell'archivio di Niepokalanòw, si interrompe senza il saluto e senza la firma finale. E’ lecito supporre che p. Massimiliano intendesse consegnare di persona la lettera al destinatario, durante la sosta a Padova, ma che poi di fatto non l'abbia consegnata, anche se i due si incontrarono ai primi di settembre 1933 (cf. SK 992A).  




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